Gallina Napoletana o Monnezzara

di pasquale dancicco

Il percorso di laurea mi costrinse (mio malgrado) ad avvicinarmi al mondo di Internet, indirettamente mi avvicinò anche al mondo della navigazione ed esplorazione dei vari social ove venivano postate immagini di animali da cortile. I primi di Novembre del 2013, un venerdì dopo lavoro, visitando uno dei gruppi in questione mi colpì un annuncio: un allevatore cedeva nella zona di Savignano Irpino(AV)alcuni polli dalle fattezze mediterranee in cui riconobbi la compianta razza Napoletana, anche detta Monnezzara per l’abitudine che aveva di razzolare fra le letamaie e fra gli scarti dell’orto. Mi misi in contatto con il proprietario ed organizzai subito una spedizione\cena con alcuni amici del neonato gruppo Razze Autoctone Campane; partimmo la domenica stessa di primo pomeriggio.

Paesaggio irpino

Giunti sul posto, tra le montagne irpine, fui piacevolmente sorpreso nell’osservare nei polli che mi trovai davanti i tarsi corti e gialli, l’atteggiamento nevrile e sempre in movimento presente nelle descrizioni dei vari testi storici. Notai come l’allevatore, tenesse in promiscuità varie livree di piumaggio, tuttavia acquistai solo un gallo in colorazione selvatico oro, tralasciando gli esemplari di altre colorazioni (bianche, millefiori, ecc..), allora non avevo ancora visionato quadri e dipinti settecenteschi che ben illustravano i vari tipi di piumaggio che poteva assumere la Napoletana (nè avevo le attuali nozioni sulla genetica).

Il difficile fu spuntare un prezzo onesto all’allevatore, ma fu convinto dall’acquisto da parte nostra di caciocavallo prodotto nella sua azienda. Mi ritenni comunque soddisfatto della scoperta e la sera festeggiammo all’ottimo ristorante” Il Sauro” a Faicchio (BN).

Prima del Natale dello stesso anno insieme all’amico Thomas Del Greco (che mi fece da Cicerone) mi recai per la prima volta sui monti del Matese, catena montuosa che divide Campania e Molise.

 

Erano zone mai esplorate per ciò che riguarda la ricerca e la verifica della sopravvivenza di animali storici da fattoria per cui confidavo molto in un buon risultato. Tra le tante pecore, vacche e capre, mi colpì la fattoria di un’anziana signora: l’immagine che mi si poneva davanti era quella una cartolina d’epoca! Ci fermammo a parlare con lei e nel frattempo “studiai” i suoi polli, erano presenti alcune galline che corrispondevano alle descrizioni storici; improvvisamente, ci raggiunse il marito della signora, che nonostante l’età (più di 80 anni sicuramente) e che si trovasse a pascolare le pecore su un’altura lì vicino, appena ci vide in lontananza accorse (insieme alle pecore) per capire chi fossimo e che intenzioni avessimo. Gli spiegammo che eravamo interessati all’acquisto di galline, purtroppo  ne riuscimmo ad acquistare solo una (non giovanissima fra l’altro, le giovani gli servivano per fare le uova…). Nonostante tutto ero contento del ritrovamento. Scendemmo dai monti Matesini prima che facesse buio (meglio evitare di trovarsi in vie ghiacciate e montane di notte) e giunti a Gioia Sannitica al ristorante “La Fortezza” di Thomas ci rifocillammo con l’ottima cucina casareccia della madre.

Castello Normanno di Gioia Sannitica

Poco prima di febbraio dell’anno successivo, lo stesso Thomas mi informò che la sua anziana confinante terriera, che risiedeva a poche centinaia di metri dal Castello Normanno di Gioia, gli aveva regalato una gallina in colorazione selvatico oro dai tarsi corti e tratti mediterranei, contento mi recai da lui, e studiata la gallina convenimmo che poteva esser utile per il recupero della Napoletana.

Giovani Napoletane presenti nell'azienda a Savignano Irpino (AV)

L’origine di tali soggetti era evidente: la Napoletana pur essendosi estinta nei suoi luoghi d’origine (costiera napoletana, zona flegrea in particolare) era stata introdotta nell’entroterra campano, ove tra fattorie ed aziende rurali era riuscita a sopravvivere. In primavera effettuai le prime incubate, tuttavia le prime schiuse non diedero risultati molto incoraggianti: gli esemplari nati erano molto disomogenei (creste dalla forme più bizzarre, guazzabuglio di colorazioni, ecc…); era anche abbastanza ovvio il motivo: erano polli recuperati in zone diversissime che discendevano da anni di selezione massale ove si pensava solo a riprodurre non di certo a fissare dei caratteri di razza, per cui qualsiasi cosa poteva esserci nel sangue di tali polli. 

Non mi scoraggiai e anno dopo anno la selezione diede man mano risultati migliori: stazza, morfologia, cresta, tarsi, ecc…andavano uniformandosi, tuttavia vi era una nota dolente: era difficile fissare la colorazione oro selvatico ossia quella che secondo fonti  storiche era la colorazione della Monnezzara. Ogni anno i nati con tale piumaggio erano sempre di meno rispetto a quelli con altre livree(riuscì ad ottenere galline oro selvatico solo nel 2016….), finchè iniziai a studiare anche dipinti di paesaggi napoletani eseguiti a cavallo tra 700′ ed inizio ‘900 ove i pittori avevano ben rappresentato questi polli con le varie tinte e colorazioni che potevano assumere: per quanto la selvatico oro era la più rappresentata vi erano anche soggetti ritratti in livree bianche, selvatico arancio, millefiori, esemplari neri punteggiati di bianco ed ermellinati. 

Il pollaio dei contadini matesini

Capii che nel corso degli anni ero stato troppo severo con la selezione, tenendo solo esemplari selvatico oro e scartando altri soggetti promettenti solo perchè in livrea diversa, addirittura abbandonai la selezione di un ceppo di polli locali in colorazione millefiori solo perchè all’epoca non trovai alcuna fonte storica di Napoletane in tale colorazione, fortunatamente non era troppo tardi. In ogni caso continuai ad avere schiuse abbondanti e con scarto sempre minore, riuscendo a cedere un notevole quantitativo di coppie in giro; ad oggi la Napoletana è bella che recuperata ed è di nuovo presente nei cortili delle sue zone d’origine e non solo, è oggetto di selezione da parte di associazioni amatoriali. La colorazione più diffusa è sempre la selvatica oro, tuttavia sono presenti anche altre colorazioni come selvatico arancio e millefiori, e spesso gli allevatori più tradizionalisti tendono ad allevare le varie colorazioni in promisquità cosi come avveniva in passato.

n. 1 marzo 2025

COOPE.RARE

RARE  sta organizzando un corso immersivo di Apicoltura di due giorni completamente gratuito per il 28 e 29 giugno, finalizzato a sviluppare un’apicoltura di comunità.

È rivolto tutti coloro che intendono avvicinarsi all’apicoltura; a chi non ha un terreno, ma vorrebbe diventare apicoltore; chi desidera un’esperienza di orientamento o chi vuole soltanto conoscere il mondo delle Api e vorrebbe far parte di una apicoltura di comunità.

Per informazioni e adesioni, inviare la propria candidatura, comprensiva di motivazioni, a:

compagnidiviaggio2020@gmail.com

Per commenti, suggerimenti, contatti, idee, domande, progetti e segnalazioni:

info@associazionerare.it